Ascesi della parola

Cara amica, Caro amico,
l’ascesi, come la tratterò in questo scritto, è la rinuncia a un comportamento terreno che rallenta o impedisce di accedere al piano trascendente.
È lo strumento principe per ogni trasformazione, partendo dall’assunto che la conquista di ogni obbiettivo, e di ogni vetta, può essere fatta solo dal soggetto e da nessun altro per lui.
Implica lo sviluppo della forza di volontà, questa può essere messa al servizio del proprio successo al fine di diventare bravi lavoratori, studenti, scienziati, religiosi.
Se mi impegno in ogni campo il risultato sarà proporzionale all’impegno in tempo e concentrazione, che sono l’opposto di sprecare il primo con attività non propedeutiche e di “fannullonare” senza scopo.
Non fare cose utili e dedicarsi a cose inutili sembrerebbe piacevole. Un piacere però quello con le gambe corte. Quello duraturo deriva dall’impegno messo in campo per ottenere ad esempio una laurea, ancor piú la conquista di un’abitudine virtuosa oppure la risoluzione di un vizio o il diventare la migliore versione del giorno precedente.
La soddisfazione ottenuta attraverso pratiche virtuose, che implicano una presa in carico di aspetti più bui della propria personalità e anche un impegno costante, è sinonimo di felicità che finalmente si raggiunge e che è duratura nel tempo. Alla fine del viaggio questa permane oltre ogni accadimento, persino oltre difficoltà e sofferenze.
La piattaforma del retto vivere è l’indispensabile punto di partenza per accedere a piani relazionali più alti nei quali si schiude la compassione, l’abbandono fidente, la fiducia che qualsiasi cosa accada sul piano materiale abbia un senso, il puro amore, non più commisto da abitudini condizionanti, verso Creatore, creato e creature tutte.
Un peso importante lo giocano kharma e guna: il primo è quanto abbiamo maturato nelle esperienze precedenti, il secondo le predisposizioni psico-fisico-spirituali che si manifestano in ogni nostra caratteristica, se uomini o donne, se vata, pitta o kapha, se indolenti o curiosi. Queste sono propedeutiche al proseguimento del viaggio e punto di partenza da sviluppare.
La buona notizia è che a ogni nascita ripartono le opportunità di emanciparsi dal ciclo delle sofferenze, da qualsiasi punto si parta. Semmai con sacrificio maggiore se gli strumenti a disposizione non sono ben oliati o se quanto prodotto in precedenza ha appesantito la coscienza.
Bisogna altresì sottolineare che se la rinuncia al superfluo è investita per l’ottenimento di frutti materiali, questi arriveranno. Lo sanno molto bene le persone che hanno raggiunto dei successi terreni sacrificando magari sull’altare famiglia, affetti, altruismo e onestà. Purtroppo per loro quell’ottenimento non porta oltre la vita biografica.
La necessità per loro in seguito, nel tentativo di darsi credibilità, di inventare teorie strampalate del tipo che l’unica verità è la materia e che questa può essere assogettata, che l’anima non esiste e che un giorno grazie alla scienza si potrà raggiungere l’immortalità del corpo. Cosa naturalmente impossibile e alquanto inutile da perseguire non essendo noi il corpo. Per semplice osservazione ci si rende conto che la materia è in continuo mutamento e, quindi, anche il nostro involucro corporeo che passa da essere infanti ad adolescenti, persone adulte mature e infine invecchiate. Poco male se il trascorrere del tempo ha portato saggezza.
Coloro invece che, grazie a un’apertura piú ampia, hanno dedicato il tempo a indagare dentro e fuori se stessi, hanno capito che quella dimensione è solo una parte infinitesimale di un assieme completo e affascinante.
Per capirlo basta alzare gli occhi al cielo in una notte senza nuvole, abbracciare con sentimento i propri cari, perdersi nuotando nel mare, ascoltare i propri sogni, specchio senza sconti della coscienza (nello yoga denominata Citta quella in relazione alla vita terrena, Cit quella libera dai condizionamenti e proiettata verso la sorgente di ogni realtà, materiale e spirituale).
Per accelerare la purificazione e per accedere ai piani alti ci sono a disposizione mezzi conosciuti dalla notte dei tempi e che, per opportunismo e ignoranza, sono stati tenuti nascosti in determinati momenti della storia umana.
Il piú efficace in questa era, come enunciato da Gesù, è la recita del “Padre nostro”. Nella scienza spirituale vedica il canto dei Santi Nomi di Dio. Potenti strumenti dopo come già sottolineato aver gettato le basi attraverso comportamenti retti, per accedere a piani di conoscenza ulteriori.
Questa arriva attraverso il nostro impegno e quando umili abbastanza è elargita dalla Misericordia Divina. Le grandi guide dell’umanità ne sono testimoni e molte persone che conosco ne hanno accesso. Se si nascondesse questa Verità sarebbe la peggiore forma di oscurantismo, degna di essere annoverata tra i peggiori peccati.
Shri Rupa Goswami, una delle più luminose guide dell’umanità e che ha trascorso a Vrindavana in completa ascesi la seconda parte della sua vita, ha scritto un manuale molto prezioso, Il nettare dell’istruzione, di Rupa Goswami che inizia recitando in questo modo:

Vaco vegam manasah krodha-vegam
jihva-vegam udaropastha-vegam
etan vegan yo visaheta dhirah
sarvam apimam prthivim sa sisyat

Traduzione
La persona equanime che riesce a controllare l’impulso di parlare, le esigenze della mente, l’influenza dell’ira e gli stimoli della lingua, dello stomaco e dei genitali, è qualificata per fare discepoli in tutto il mondo.

Una lista che permette da una parte di intraprendere un viaggio praticando le ascesi descritte, d’altra parte è uno strumento per determinare la qualificazione di chi eventualmente elargisce istruzioni.
La prima qualità praticata dall’asceta, e potenziale guida, è quella dell’equanimità che è il punto di partenza per impegnarsi nelle altre. In qualche modo potrebbe essere associata al rispetto dell’ordine cosmo etico (così definito dal Professor Marco Ferrini). Il corretto agire rende naturalmente equanimi.
Il punto di partenza per iniziare a mettersi in riga, regolando le cattive abitudini presenti in quasi tutti gli umani. Se così non fosse non si sarebbe impegnati in questa dimensione, una sorta di parco giochi la cui utilità è l’emancipazione da queste. Nel mondo ogni cosa che accade ha un senso preciso con quello scopo.
Shrila Rupa Goswami inizia con un tema molto interessante: controllare l’impulso di parlare.
Non parlando di cose superflue, rimanere silenziosi spesso è segno di virtù. Parlare in modo inopportuno offendenendo, quante volte mi sono morso la lingua per non aver ponderato bene le parole. Parlare cercando di convincere gli altri di una propria conoscenza soggettiva, ognuno ha il diritto di avere il proprio pensiero.
Proferire bestemmie, la più deleteria della abitudini. L’offesa a Dio è la cosa più controproducente che si possa fare.
L’esercizio è agire con gli opposti, parlando di valori o ancor meglio di questioni divine, dandosi tempo per ponderare le parole, la fretta è sempre cattiva consigliera, dedicarsi all’ascolto del pensiero di altri spesso arricchente e ottimo specchio della coscienza.
L’esuberanza dialettica porta a invischiarsi e a invischiare, la riflessione senza proferir parola conduce molto lontano.
Le compagnie scelte sono importanti, chi va con lo zoppo…
Non da ultimo avere l’umiltà di considerare che la conoscenza non è mai farina del proprio sacco e quindi non ci appartiene. La più pura è enunciata dai testi sapienziali e spiegata dalle guide dell’umanità. Quale esempio nessuna di loro ha mai dichiarato che fosse farina del loro sacco. Così come il migliore degli scienziati sa di non sapere, sarebbe altrimenti caduto vittima del suo io condizionato.
Una nota interessante, dentro di sé si sa sempre come si dovrebbe agire, la voce della nostra coscienza non condizionata (Cit) ce lo suggerisce ogni volta, se non accadesse dovremmo preoccuparci. Perché spesso non si ascolta ricadendo nella solita routine? Accade quando le abitudini sedimentate nella coscienza condizionata (Citta) emergono. Come scardinarle?
Un segreto di Pulcinella, la pratica costante della recitazione dei Santi Nomi. Potente e impagabile dono divino di questa era. Grazie a questa, con somma felicità la dualità di sbaglio/non sbaglio si esaurisce.
Per i traguardi più luminosi il saggio aderisce ai precetti enunciati dal grande asceta, cosa non facile che proverò ad approfondire nei prossimi notiziari.

Cordiali saluti

Pietro Leemann

Notizie in breve

Il menu della stagione autunnale è appena iniziato. Il filo conduttore è quello della cucina concreta. C’è un piatto a lei dedicata, trattasi di un timballo di broccoli, pomodori confit e patate servito con una golosa fonduta di Gran Kinara e finocchio, pesto di levistico. Dopo alcuni anni è tornata ad esserci “La legge del caso”, dolce che gioca sull’armonia della casualità. Sotto una coltre colorata è diventato un antipasto e la nuova zuppa è un Dahl dai profumi del sud-est asiatico, servito con un raviolo di barbabietola farcito di yogurt di cocco e coriandolo. Grazie per passare ad assaggiare le nostre evoluzioni.

A Novembre la Joia Academy, presso la sede della Funny Veg Academy, proporrà una settimana dedicata alla pasticceria veg, dal 21 al 24 Novembre. Trovate il programma sul sito: joia-academy.it

A settembre sono stato a Mumbai per cucinare per una famiglia del posto e i loro amici. Sono nate nuove amicizie vegetariane, loro lo sono dalla nascita.
Abbiamo parlato a lungo, bella la loro stima per Modi che ho riscontrato in ogni luogo visitato, il primo ministro indiano, un asceta completamente dedicato al benessere della sua popolazione. Vero virtuoso motore dell’ascesi dell’India che sta diventando luminoso esempio, dove la modernità non dimentica il senso più alto del vivere. Se l’80% degli occidentali oggi si professano atei, il 100% degli indiani accettano l’esistenza di Dio. Per loro tutti la priorità dell’esisitenza è ben chiara.

La settimana seguente sono stato a Vrindavana, la cittadina dai 5000 templi già visitata l’anno scorso. Mi sono stabilito in un piccolo ashram e ho passato dei giorni di intensità ispirante.
Ancora una volta ho osservato il colonialismo dal loro punto di vista. Quale era lo scopo, portare la civiltà? No derubare sistematicamente delle ricchezze. Così in India come in Africa. La prima oggi in veloce ascesi, la seconda ancora in ginocchio e tutt’oggi derubata da sedicenti filantropi.